Smart Working post pandemia. I dati dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano confermano che diventerà una realtà consolidata, anche per quelle aziende che prepandemia non lo avevano considerato.

Fiorella Crespi, direttrice dell’Osservatorio, spiega che la mobilità dolce conoscerà un aumento, mentre le trasferte di lavoro molto probabilmente subiranno una riduzione.

Indice dei contenuti.

1) COSA SIGNIFICA SMART WORKING.

2) I NUMERI DELLO SMART WORKING.

3) MOBILITà AZIENDALE E SMART WORKING.

4) IL COVID COME ACCELERATORE DI UN CAMBIO DI MENTALITà.

5) GLI IMPATTI DELLO SMART WORKING SULLA MOBILITÁ AZIENDALE.

6) IL FUTURO SARà IN SMART WORKING? SIAMO PRONTI?

COSA SIGNIFICA SMART WORKING.

In questo periodo pandemico, si è parlato tanto di smart working, lavoro agile, telelavoro e tanti altri termini, a volte come sinonimi, a volte spiegando le differenze.

Per chiarezza, lasciamo la spiegazione a Fiorella Crespi, direttrice dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, che spiega il concetto di smart working, ampliato rispetto all’accezione originale. “Per sua definizione, lo smart working non coincide necessariamente con l’home working: difatti, si può effettuare stando a casa, in ufficio o in spazi di co-working, e si caratterizza per un ripensamento in toto del metodo di lavoro classico, con una valutazione delle performance per obiettivi. Dopo la pandemia, lo smart working, invece, si è inevitabilmente trasformato in lavoro da remoto, ma in molti casi non c’è stato un cambiamento del metodo”.

Aggiunge, “il lavoro da remoto è stato uno strumento per garantire la continuità di business delle aziende e la sicurezza sanitaria dei dipendenti. La crescita dei numeri è stata determinata certamente anche dai provvedimenti del Governo, che ha snellito parecchio le operazioni burocratiche, facilitando l’accesso allo smart working. Dall’altra parte, come accennato, il Covid non ha dato il tempo di ‘fare formazione’ sul tema e, quindi, non sempre nelle aziende si è sviluppato il tradizionale smart working”.

I NUMERI DELLO SMART WORKING.

Il lavoro agile, durante il periodo di Lockdown, ha raggiunto il 97% delle grandi imprese e il 94% per le pubbliche amministrazioni, mentre le piccole e medie imprese il 58%.

MOBILITà AZIENDALE E SMART WORKING.

Leggendo i dati dell’Osservatorio vediamo che gli smart worker sono oltre i 6 milioni e mezzo, dieci volte quelli del 2019.

I numeri dimostrano che il lavoro agile è entrato a tutti gli effetti nella quotidianità lavorativa degli italiani.

Abitudine che è destinata a rimanere anche dopo la pandemia.

IL COVID COME ACCELERATORE DI UN CAMBIO DI MENTALITà.

Il Covid ha inciso in maniera determinante sulle nostre vite e in ambito lavorativo ha portato alla nascita di due modalità principali di smart working:

  • “coloro che avevano già sviluppato negli anni precedenti veri progetti di smart working, con il cambio di mentalità e di paradigma lavorativo, che hanno proseguito su questa strada”, è
  • “realtà che hanno promosso il lavoro da remoto soltanto per una situazione contingente legata all’emergenza sanitaria”.

La nuova normalità sarà caratterizzata da questo cambio di mentalità.

Le stime dell’Osservatorio ci dicono che 5,35 milioni di persone lavoreranno almeno in parte da remoto, di cui:

  • 1,72 milioni nelle grandi imprese,
  • 920mila nelle pmi,
  • 1,23 milioni nelle microimprese e
  • 1,48 milioni nelle PA.

GLI IMPATTI DELLO SMART WORKING SULLA MOBILITÁ AZIENDALE.

I dati della mobilità post lockdown parlano chiaro, la scelta di molti è ricaduta sulla mobilità a quattro ruote, percepita come più sicura nel contesto pandemico.

Cosa succederà in futuro? Quali effetti su mobilità aziendale e smart working?

“L’ulteriore sviluppo dello smart working è destinato a ridurre le trasferte, dato che molte riunioni verranno effettuate da remoto, ma secondo il nostro punto di vista il lavoro in presenza continuerà ad essere, almeno in parte, protagonista”. L’Osservatorio, aggiunge che però “ci attendiamo uno sviluppo dei mezzi legati alla cosiddetta mobilità dolce, come le biciclette o il car sharing”.

IL FUTURO SARà IN SMART WORKING? SIAMO PRONTI?

La vera domanda è se dopo la pandemia, nel “new normal” saremo pronti ad affrontare un futuro che comprenda molto di più lo smart working.

La pandemia ha palesato la necessità di questa nuova forma di lavoro evidenziando però tutto il deficit tecnologico di molte organizzazioni.

“La connessione, la disponibilità dei devices (ovvero i pc portatili) e l’accesso sicuro ai software aziendali costituiranno fattori decisivi nel prossimo futuro”.

Il punto di vista dell’Osservatorio è “Secondo noi il fenomeno prenderà sempre più piede, anche se, come dicevamo, con un approccio diverso rispetto a quello attuato durante l’emergenza” conclude Fiorella Crespi.

Dunque, i dipendenti potranno lavorare da casa almeno 2-3 giorni alla settimana.

Dai dati dell’Osservatorio, lo smart working, in periodo di pandemia,  ha contribuito a migliorare le competenze digitali dei dipendenti e a ripensare i processi aziendali oltre che ad abbattere barriere e pregiudizi sul lavoro agile.